dalla Redazione di Liquida

Lo "scudo" contro l'Aids è nel DNA?

In alcune parti del nostro codice genetico si nasconderebbe il segreto per resistere alla malattia e tenerne a freno lo sviluppo. La scoperta potrebbe aprire la strada verso nuove strategie di prevenzione?

Alcune parti del nostro DNA sarebbero in grado di creare una sorta di scudo contro l'Aids e controllare il progredire della malattia.
La scoperta - pubblicata sul Journal of Infectious Diseases - è dei ricercatori di Guido Poli, responsabile dell'Unità di immunopatogenesi dell'AIDS all'Istituto San Raffaele di Milano.

Secondo lo studio, la progressione della malattia non avviene con le stesse modalità in tutti i pazienti sieropositivi: esiste un bassissimo numero di soggetti tra tutte le persone che hanno contratto l'infezione (tra l'1 ed il 2%)  in cui, in assenza di terapia antiretrovirale, il sistema immunitario reagisce naturalmente alla replicazione del virus riuscendo a tenere stabilmente sotto controllo la patologia, anche per periodi di tempo molto lunghi.

Il professor Guido Poli, coordinatore della ricerca spiega gli scenari futuri legati alla recente scoperta:

"Questo lavoro scientifico servirà come base per ulteriori studi di varianti geniche associate alla resistenza spontanea alla malattia in persone già infettate e potrebbe portare alla scoperta di nuovi aspetti della risposta immunitaria, sia specifica che innata, importanti per la messa a punto di strategie di prevenzione generale dell’infezione quali i vaccini, potenzialmente in grado di avere un impatto fondamentale sulla corrente pandemia da HIV. Purtroppo, il finanziamento europeo al consorzio GISHEAL è terminato e non vi sono ulteriori finanziamenti attivi per proseguire lo studio. Tuttavia, i ricercatori del consorzio sono fiduciosi che l’importante pubblicazione scientifica stimolerà l’interesse di enti pubblici e privati per sostenere sia il consorzio che iniziative simili finalizzate a comprendere quali siano “i segreti” alla base della resistenza naturale alla progressione di malattia in persone infettate che non assumono farmaci anti-retrovirali i quali, è importante sottolinearlo, rimangono un presidio fondamentale per l’assoluta maggioranza delle persone infettate".

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